VITA DI SAN SEBASTIANO MARTIRE, PATRONO DI ASSOLO.

 

Le notizie storiche su san Sebastiano sono poche, ma la diffusione del suo culto ha resistito ai millenni, ed è tuttora molto vivo.

Le fonti storiche certe sono: il più antico calendario della Chiesa di Roma, la “Depositio martyrum” risalente al 354, e il “Commento al salmo 118” di sant’ Ambrogio (340-397).

Nel 260 d.C., l’imperatore Galliano aveva abrogato gli editti persecutori contro i cristiani, e ne seguì un lungo periodo di pace, in cui i cristiani pur non essendo riconosciuti ufficialmente, erano però stimati, occupando alcuni di loro, importanti posizioni nell’amministrazione dell’impero romano. E in questo clima favorevole, la Chiesa si sviluppò enormemente anche nell’organizzazione; Diocleziano, che fu imperatore dal 284 al 305, desiderava portare avanti questa situazione pacifica, ma poi 18

anni dopo, su istigazione da Galerio, scatenò una delle persecuzioni più crudeli in tutto l’impero.

Sebastiano, nato e cresciuto a Milano, dal padre di Narbona (Francia meridionale) e dalla madre milanese, era stato educato nella fede cristiana. Si trasferì a Roma nel 270 e intraprese la carriera militare intorno al 283, fino a diventare tribuno della prima coorte della guardia imperiale a Roma, stimato per la sua lealtà e intelligenza dagli imperatori Massimiano e Diocleziano, che non sospettavano fosse cristiano. Grazie alla sua funzione, poteva aiutare con discrezione i cristiani incarcerati, curare la sepoltura dei martiri e riuscire a convertire militari e nobili della corte, dove era stato introdotto da Castulo, domestico della famiglia imperiale, che poi morì martire.

La “Passio” racconta che un giorno furono arrestati due giovani cristiani, Marco e Marcelliano, figli di un certo Tranquillino; il padre ottenne un periodo di trenta giorni di riflessione prima del processo, affinché potessero salvarsi dalla certa condanna sacrificando agli dei. Nel tetro carcere i due fratelli stavano per cedere alla paura, quando intervenne il tribuno Sebastiano riuscendo a convincerli a perseverare nella fede; mentre nel buio della cella egli parlava ai giovani, i presenti lo videro circondato di

luce e tra loro c’era anche Zoe, moglie del capo della cancelleria imperiale, diventata muta da sei anni. La donna si inginocchiò davanti a Sebastiano, il quale dopo aver implorato la grazia divina fece un segno di croce sulle sue labbra, restituendole la voce.

Dopo questi fatti, seguì una serie di conversioni importanti: il prefetto di Roma Cromazio e suo figlio Tiburzio, Zoe col marito Nicostrato e il cognato Castorio; tutti in seguito subirono il martirio, come pure i due fratelli Marco e Marcelliano e il loro padre Tranquillino.

Sebastiano per la sua opera di assistenza ai cristiani, fu proclamato dal Papa “difensore della Chiesa” e proprio quando, secondo la tradizione, ebbe seppellito i santi martiri Claudio, Castorio, Sinforiano, Nicostrato, fu arrestato e portato da Diocleziano, il quale, già infuriato per la voce che si diffondeva in giro, che nel palazzo imperiale si annidavano i cristiani persino tra i pretoriani, apostrofò il tribuno Sebastiano: “Io ti ho sempre tenuto fra i maggiorenti del mio palazzo e tu hai operato nell’ombra contro di me, ingiuriando gli dei”.

Sebastiano fu condannato ad essere trafitto dalle frecce; legato ad un palo in una zona del colle Palatino, fu colpito seminudo da tante frecce da sembrare un riccio; creduto morto dai soldati fu lasciato

lì in pasto agli animali selvatici. Ma la nobile Irene, vedova del già citato san Castulo, andò a recuperarne il corpo per dargli sepoltura, secondo la pia usanza dei cristiani, i quali sfidavano il pericolo per fare ciò e spesso venivano sorpresi e arrestati anche loro. Irene si accorse che il tribuno non era morto e trasportatolo nella sua casa sul Palatino, prese a curarlo dalle numerose lesioni. Miracolosamente Sebastiano riuscì a guarire e poi nonostante il consiglio degli amici di fuggire da Roma, egli che cercava il martirio, decise di proclamare la sua fede davanti a Diocleziano e al suo associato Massimiano, mentre gli imperatori si recavano per le funzioni al tempio eretto da Elagabolo, in onore del Sole Invitto, poi dedicato ad Ercole. Superata la sorpresa, dopo aver ascoltato i rimproveri di Sebastiano per la persecuzione contro i cristiani, innocenti delle accuse fatte loro, Diocleziano ordinò che questa volta fosse flagellato a morte; l’esecuzione avvenne nel 304, nell’ippodromo del Palatino, e il corpo fu gettato nella Cloaca Massima, affinché i cristiani non potessero recuperarlo. L’abbandono dei corpi dei martiri senza sepoltura, era inteso dai pagani come un castigo supremo, credendo così di poter trionfare su Dio e privare loro della possibilità di una resurrezione. La tradizione dice che il martire apparve in sogno alla matrona Lucina,

indicandole il luogo dov’era approdato il cadavere e ordinandole di seppellirlo nel cimitero “ad Catacumbas” della Via Appia.

Le catacombe, oggi dette di san Sebastiano, erano dette allora “Memoria Apostolorum”, perché dopo la proibizione dell’imperatore Valeriano del 257 di radunarsi e celebrare nei cosiddetti “cimiteri cristiani”, i fedeli raccolsero le reliquie degli Apostoli Pietro e Paolo dalle tombe del Vaticano e dell’Ostiense, trasferendoli sulla via Appia, in un cimitero considerato pagano.

Costantino nel secolo successivo, fece riportare nei luoghi del martirio i loro corpi e dove si costruirono poi le celebri basiliche. Sulla Via Appia si costruì un’altra basilica costantiniana la “Basilica Apostolorum”, in memoria dei due apostoli Pietro e Paolo. Fino a tutto il VI secolo, i pellegrini visitavano in quel cimitero anche la tomba del martire Sebastiano, la cui figura era per questo diventata molto popolare, e quando nel 680 si attribuì alla sua intercessione la fine di una grave pestilenza a Roma, il martire san Sebastiano venne eletto taumaturgo contro le epidemie e la chiesa cominciò ad essere chiamata “Basilica Sancti Sebastiani”.

Il santo venerato il 20 gennaio, è considerato il terzo patrono di Roma, dopo i due apostoli Pietro e Paolo.

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