Epifania del Signore: Cercare, adorare, cambiare strada

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Come per i Magi, cercare Dio vuol dire camminare, fissando gli abissi del cielo e sondando i crepacci del cuore: occorre guardare in alto, guardare dentro, guardare oltre...

Cercare la verità ci è necessario, anzi indispensabile. Nel racconto del vangelo dell’Epifania, emergono tre reazioni diverse all'annuncio della nascita di Gesù: quella di Erode, quella dei sacerdoti, e quella dei Magi.

L’intenzione di Erode, stregato dall’idolo del potere, non è quella di conoscere la verità dei fatti, quanto piuttosto di ordire un inganno per far fuori l'ennesimo pretendente al trono, e forse stavolta un rivale invincibile e perciò il più temibile. Questa intenzione viene allo scoperto nella raccomandazione finale che Erode rivolge ai Magi: andare e poi tornare a riferirgli l'esatto domicilio di questo millantato "re dei Giudei". Erode rappresenta il "tipo" che ha già fatto la sua scelta: non cerca sinceramente la verità, perché è ostinatamente convinto di averla già trovata. È accecato da quello che sant’ Agostino chiamava "l'amore di sé fino al disprezzo di Dio".

L'atteggiamento dei sacerdoti è quello degli "esperti" delle Scritture: le conoscono e sanno dire esattamente dove-come-quando deve essersi verificato l'evento. Da gente che non attendeva altro che la venuta del Messia, ci si doveva aspettare che si precipitassero di corsa a Betlemme, e invece restano comodamente installati nelle loro case o pomposamente insediati sulle loro cattedre.

Essi - diceva sant’Agostino - si comportano come le pietre miliari; oggi, noi diremmo come i cartelli stradali: indicano la strada, ma restano attaccati al palo che li sorregge. Quello dei sacerdoti e degli scribi di Gerusalemme è l'atteggiamento di chi non cerca la verità, perché la conosce già. Ma l'errore di fondo non è quello di conoscerla, bensì quello di ridurla a un argomento da insegnare ad altri, al massimo da discutere; non la trattano, invece, come messaggio da vivere. È quanto avviene nella vita di noi cristiani, quando riduciamo Cristo ad argomento di cui parlare, a oggetto di discussione, più che a persona che m’interpella.

La via del sapere "carnale", il sapere ridotto a calcolo, è quello rappresentato da Erode; il sapere intellettuale, il sapere scambiato per informazione ed erudizione, è quello rappresentato dai sacerdoti e dagli scribi. Ma non sono queste le vie che portano alla verità.

Ecco, dunque, la via della stella…che conduce all’incontro con la Verità.

Come per i Magi, cercare Dio vuol dire camminare, fissando gli abissi del cielo e sondando i crepacci del cuore: occorre guardare in alto, guardare dentro, guardare oltre... Adattando un proverbio cinese, si potrebbe dire: "Se vuoi andare per la via diritta che porta a Cristo, lega il tuo carro ad una stella". La stella è la Parola di Dio, che si auto accredita come "lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei nostri cuori" (1Pt 1,19). Quando poi trovano il Messia-bambino, i Magi aprono gli scrigni e gli offrono i loro doni. Conoscere Dio è adorare, è ri-conoscerlo nella forma povera da lui scelta per non schiacciarci con il peso della sua gloria: e la povertà di Dio è sempre sconcertante, scandalosa!! Di fronte a quel piccolo bambino - apparentemente così uguale a tanti altri - i Magi hanno fatto il salto della fede e lo hanno adorato. Solo la fede permette di superare lo scandalo

della ragione, perché solo la fede permette di arrivare alla conclusione giusta di fronte al presepe di Betlemme. Adorare si traduce concretamente nel verbo "offrire". Ma cosa possiamo offrire noi miseri all'Altissimo che non ha bisogno di nulla? Offrire è "ri-donare" quanto si è ricevuto: dunque la vita.

Infine, cercare Dio è cambiare strada. I Magi non sono né turisti né vagabondi: hanno cercato, hanno trovato. Poi "per un'altra strada fecero ritorno al loro paese" e certamente non si saranno tenuti la cosa per sé. Perché quando si è trovata la Parola che cambia la vita, allora la gioia straripa, proprio come avvenne per loro che - racconta testualmente Matteo - "gioirono di una gioia grande assai". La parola incontrata è incontenibile e il minimo che si possa fare è passarla agli altri. Il cristiano è un portavoce, un passa-parola. Da tante parti sale il grido: dov'è il tuo Dio? Cosa rispondi, tu? Hai incontrato Dio? Dov'è la sua casa, quale stella hai seguito? Dimmelo perché venga anch'io ad adorarlo; diccelo perché

vogliamo anche noi fargli dono della nostra povera vita. Credere amando, amare adorando, adorare donando, come i santi Magi: non è forse qui il senso di tutto?

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